Laura in Contentland

Dalla noia nasce la creatività

  • Si chiam-Ava

    Si chiam-Ava

    L’hai conosciuta e ti è sembrato facile,
    lei era classica ragazza manipolabile,
    dille che l’ami, falle regali,
    rendi unici i primi momenti speciali,
    e ancora viaggi spaziali, confessioni irreali,
    provare un senso di vicinanza che non ha pari.

    Creare fiducia,
    intimità che brucia,
    i confini, le difese,
    è semplice annientare chi non si aspetta brutte sorprese,
    chi è impreparato, chi non se lo sarebbe immaginato,
    così innocuo che quando le chiedono chi è stato, rimangono senza fiato,
    ma come, quel ragazzo perfetto con un lavoro ben avviato?
    troppo istruito per commettere un reato.

    Ma quella sera lei rideva di gusto,
    e non ti è sembrato giusto,
    che un oggetto di tua appartenenza,
    desse segni di irriverenza.

    Ha parlato con quel suo amico, a te inviso,
    come ha osato mostrargli un suo sorriso?
    Meglio spegnerlo subito con un colpo deciso.

    L’aria è immobile, ma un po’ se lo aspettava,
    e anche se di te ancora si fidava,
    da mesi le dicevi che non ti meritava,
    che non era poi troppo brava,
    che al lavoro tanto non brillava, perché ci andava?
    e che quella gonna troppo rivelava,
    che ti dava fastidio quando non chiamava,
    e se non ti invitava,
    nelle serate con le amiche sicuro flirtava,
    guarda cosa mi hai fatto fare, Ava,
    a me – che ero quello che ti amava.

    Così lei si chiede che cosa ha sbagliato,
    stupita da quel tradimento, un colpo di stato,
    l’invasione non prevista di un alleato,
    di un compagno fidato,
    non sa che eri solo un infiltrato, che non hai mai amato,
    che faceva tutto parte di un piano orchestrato.

    Prima arrivano i regali, le attenzioni, la magia,
    difficile notare che non si tratta di cortesia,
    dove sei, dove vai, da sola? Mai sia,
    non è protezione, bambine, è asfissia.
    Ma ormai pensa di meritarselo e non va via,
    giorno dopo giorno si dimentica chi sia,

    Un’uccisione lenta, un delitto calcolato,
    se non ti ammazzano, poco ci sarà mancato,
    Ava oggi è un’altra vittima del patriarcato.

    di Laura Vitali

  • Generazione D

    Generazione D

    Siamo una generazione

    di sogni infranti,
    di infiniti pianti,
    di attacchi d’ansia costanti,
    di poter fare tutto, ma con mille rimpianti,
    noi, stabilmente traballanti, saltimbanchi viaggianti,
    di mille lingue abili parlanti e del mondo solitari viandanti.

    Online per ore, abbiam paura del amore,
    di prendere un colpo di troppo al cuore,
    soffriamo senza sentire stupore,
    funamboli in CoCoCo, contrattati ad ore,
    ingrati per l’opportunità di aumentare il tenore,
    della bella vita di un ricco datore.

    Ma almeno mangiamo avocado toast in case di proprietà,
    sì, certo, ma di mamma e papà,
    affittuari di fortuna che corrono di qua e di là,
    privilegiati se riceviamo in eredità,
    un piccolo appartamento di città,
    insieme alla mentalità di un paese che non va.

    Generazione D, disperazione e depressione,
    zombie digitali incapaci di ribellione,
    per noi sogno una rivoluzione,
    nata dalla nostra unione, dalla consapevole concezione,
    che non è giusto farci trattare come un’opzione,
    siamo la linfa vitale dell’evoluzione,
    salvare il mondo dovrebbe essere la nostra missione.

    Di Laura Vitali

  • Infanzia

    Infanzia

    Andare senza mani in bicicletta,
    era mollare il manubrio per sentirsi in vetta,
    per planare in volo di una cinetica incertezza,
    e sporcarci i vestiti, bianco purezza,
    noi, reduci della danza rarefatta della terra,
    per un genitore promessa di guerra,
    discordia scatenata dal passaggio di una ruota,
    dal desiderio di alta quota,
    di scoprire l’avventura,
    oh giovinezza di nessuna paura,
    di sangue, di tagli, di spensieratezza,
    curiosità e coraggio, la sola ebrezza,
    che sia questa la via, che sia la soluzione,
    vivere a pieno, che grande emozione.

    di Laura Vitali

  • Che palle

    Che palle

    Che palle l’AI,
    Che telefono hai?
    Qui prende il Wi-fi?
    Correre correre e sentire che non arrivi mai
    E in vacanza dove vai?
    A Capodanno che fai?
    Sorridi, ancora, solo un’altra dai,
    Prima di pubblicarla, chiedimelo, non si sa mai,
    Che con i miei post devo creare un certo hype,
    Dove vai, se una fan base non ce l’hai?

    Se non resti attuale, se non ti vuoi aggiornare,
    In questo mondo non ci puoi lavorare,
    Che palle non poter scrivere in modo normale,
    Che palle doversi mostrare soprannaturale,
    Spingere gli altri a cliccare,
    Twittare,
    Linkare,
    Monetizzare,
    Io studiavo Petrarca e tutto questo mi fa stare male,
    Non è questo il sogno a cui puntavo arrivare.

    Mi manca rimare, mi manca sognare,
    Come quando la mia penna mi faceva volare,
    E sentivo i neuroni che si attivavano,
    Impennavano,
    Coalizzavano,
    Per creare mondi fatti di inchiostro,
    Scacciando via della noia il mostro,
    Portandomi in un altro posto,
    Un luogo creativo, esclusivo,
    La mia mente era il mio rifugio protettivo,
    Con questa poesia ritrovo un piccolo angolo di paradiso.

    Senza l’AI, senza il Wi-fi,
    Quanto mi sei mancata, Calliope, nemmeno lo sai.

    di Laura Vitali